sabato, aprile 14, 2012

ELEZIONI AMMINISTRATIVE

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA QUASI OVUNQUE COL PD, NEL MOMENTO IN CUI IL PD SOSTIENE MONTI E AFFOSSA L'ARTICOLO 18.
SAREBBE QUESTA LA SINISTRA “RADICALE”? 

 La Federazione della Sinistra- PRC e PDCI- denunciano il governo Monti e la sua “macelleria sociale”: votata e garantita, come sappiamo, dal Partito Democratico in alleanza con Casini e Berlusconi.
Eppure la stessa Federazione della Sinistra si allea in tutta Italia col PD in occasione delle imminenti elezioni amministrative (con l'eccezione di Palermo dove si aggrappa alla mummia democristiana del vecchio sindaco Orlando). E in diverse situazioni importanti ( La Spezia, Carrara, Trani) estende  l'alleanza persino alla UDC.  (Per non dire che a Parma un alleanza di centrosinistra, comprensiva del PDCI, giunge sino a..Futuro e Libertà).
 
PAROLE E FATTI
 
Domanda: che rapporto c'è tra le parole e le scelte della Federazione? Che rapporto c'è tra la difesa dei lavoratori e dell'articolo 18, in cui tanti compagni e compagne della Federazione sono quotidianamente impegnati, e l'alleanza in tutta Italia con un partito che tanto più oggi si colloca dalla parte della Confindustria, delle banche, del loro governo contro il mondo del lavoro?
 
Tralasciamo la risposta pietosa secondo cui “un conto è il livello amministrativo, e un conto è il livello politico”. Qualcuno sa vedere la distinzione qualitativa tra un PD locale che taglia i servizi sanitari o gli asili, e un PD nazionale che vota le finanziarie di Monti?  Mai come oggi le condizioni dei comuni  sono investite dalle finanziarie antisociali, votate dal PD, che tagliano i servizi locali per pagare il debito alle banche. Il PD che vota il decreto Salva Italia, su comando dei banchieri, non è cosa diversa dal PD che gestisce localmente, coi propri assessori, le ricadute sociali di quel decreto. Il PD che vota lo smantellamento di fatto dell'articolo 18, su comando di Confindustria, non è cosa diversa dal PD che amministra localmente le relazioni coi poteri forti, e che svende loro acqua pubblica e trasporti, con o senza l'aiuto di mazzette.
Qual'è dunque la base di classe, tanto più oggi, delle alleanze in tutta Italia col PD?
 
UN DISEGNO POLITICO
 
La verità è che la Federazione della Sinistra è incapace di rompere col PD, persino nel momento in cui il PD regala a Monti ciò che i lavoratori avevano negato a Berlusconi. Ed è incapace di rompere col PD liberale non solo per le pressioni assessorili dei suoi apparati locali ( che, per fare solo un esempio, in Liguria stanno da dieci anni in una giunta regionale con la UDC che massacra la sanità pubblica); ma anche per un disegno politico, mai accantonato, di ricomposizione col PD su scala nazionale.
 
Diliberto l'aveva detto pubblicamente solo tre mesi fa: “Dateci dieci parlamentari, e appoggeremo un governo di Centrosinistra per tutta la Legislatura”. E non a caso non manca occasione di precisare che la sua opposizione oggi è a Monti “non al PD”.
 
Paolo Ferrero è più cauto. Ma ha celebrato un Congresso Nazionale incentrato sulla proposta di una “ Alleanza democratica col PD”, comprensiva del sostegno esterno a un governo di centrosinistra. E ha concluso il Congresso- a governo Monti già insediato- sostenendo che sarebbe sbagliata una posizione che dicesse “ mai più col PD”.
 
Ecco allora la ragione politica delle alleanze locali di governo col PD in tutta Italia:  tenere aperta la via di una futura possibile alleanza nazionale con quel partito, diretta o indiretta.
 
UNA COAZIONE A RIPETERE
 
E' vero: la disgregazione in atto della vecchia forma di bipolarismo, e l'ipotesi di una nuova legge elettorale, possono scompaginare molti calcoli e disegni.
Ma quei disegni sono molto “resistenti”: perchè sono inscritti nel DNA di gruppi dirigenti riformisti che li ripropongono da 20 anni. Ex ministri come Diliberto e Ferrero che hanno votato le missioni di guerra e la precarizzazione del lavoro hanno dimostrato di non avere principi. Il fatto di essere a capo tuttora dei rispettivi partiti, come se nulla fosse accaduto, dimostra l'impermeabilità di quei partiti alle drammatiche esperienze della realtà. E se si è impermeabili alle esperienze si è condannati a ripeterle, quando le condizioni lo consentiranno.
 
Ma se anche le condizioni non dovessero consentire a breve una ricomposizione col PD, che dire di una sinistra che la persegue, a partire dal territorio, contro ogni esperienza e fuori da ogni principio di classe? Sarebbe questa la sinistra.. “radicale”?
 
A tutti i rivoluzionari presenti nella FDS diciamo, tanto più oggi, la cosa più semplice: lasciate i partiti degli assessori, entrate nel Partito Comunista dei Lavoratori. L'unico partito che non ha mai tradito gli operai. E che mai lo farà.
 

 

MONTI HA FALLITO, IL CAPITALISMO ANCHE. GOVERNINO I LAVORATORI

Mario Monti, l'Uomo della Provvidenza, ha fallito.
Era stato salutato e sostenuto da tutti i partiti di governo nel nome della “salvezza nazionale”. Nel nome della “salvezza nazionale”, PD, PDL, UDC hanno votato una dopo l'altra le peggiori misure di macelleria sociale sulle pensioni e sul lavoro. Ed ora sono tutti di fronte alla nuova precipitazione della crisi bancaria e finanziaria, mentre cresce ovunque la miseria e la disperazione sociale. Non poteva esserci un fallimento più clamoroso in così breve tempo.
Il governo se ne deve andare. In Italia, come in Europa, il capitalismo ha fallito. Solo la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo per i grandi azionisti, ed una economia democraticamente pianificata, possono risollevare la società dall'abisso. Solo un governo dei lavoratori, imposto da una sollevazione sociale, può realizzare la svolta.

LA CRISI DELLA LEGA UN'OCCASIONE PER IL MOVIMENTO OPERAIO

La crisi della Lega Nord non inizia oggi. Ma certo quella crisi oggi conosce un salto qualitativo e un possibile punto di svolta.
 
LEGA NORD: UN PARTITO DEL SISTEMA CONTRO I LAVORATORI
 
La Lega ha rappresentato negli ultimi 20 anni una parte costituente decisiva della Seconda Repubblica. Contro la sua autorappresentazione propagandistica di partito “antisistema”, la Lega ha costituito nei fatti uno strumento di governo fondamentale della borghesia italiana contro i lavoratori. Indipendentemente dalla mutevole collocazione parlamentare del Carroccio, tutte le misure più reazionarie assunte dal grande capitale e dai suoi governi contro il lavoro hanno avuto per decenni la firma della Lega o il sostegno della Lega. La Lega ha sostenuto 20 anni fa, dall'”opposizione”, la distruzione della scala mobile dei salari (92/93). Ha varato, come partito di governo alleato del centrosinistra, la controriforma contributiva della previdenza pubblica ( governo Dini '95). Ha gestito in prima persona, col ministro Maroni e in alleanza con Berlusconi, le più gravi misure di precarizzazione del lavoro di un intera generazione ( Legge 30, 2002). Ha infine gestito con l'ultimo governo del Cavaliere la straordinaria stretta sociale contro la scuola pubblica, la sanità pubblica, gli enti locali, in funzione del pagamento degli interessi alle banche ( finanziarie Tremonti 2008/9/10). Se “Roma è ladrona”- e sicuramente lo è ai danni del lavoro- Bossi e Maroni sono stati fra i suoi capobanda, non certo fra i suoi avversari.
 
La corsa di tanti commentatori borghesi in questi giorni a salvare l'immagine della Lega, a lodare “nonostante tutto” la sua “funzione storica per il Nord”, a esaltare il “genio” di un avventuriero ciarlatano come Umberto Bossi, è solo l'espressione giustificata di un debito di riconoscenza per il lavoro sporco compiuto dal Carroccio contro il proletariato italiano.
 
LA MITOLOGIA PADANA: DIVERSIVO DELL'IMMAGINARIO E CALMIERE SOCIALE
 
La capacità della Lega è stata quella di nascondere questo lavoro reale agli occhi di grandi masse, dietro la maschera di una mitologia immaginaria, ogni volta abilmente rinnovata. Sia al proprio interno con la produzione artificiale del mito farlocco della Padania e dei suoi riti, quale potente cemento identitario del proprio campo militante. Sia nella proiezione pubblica, con la sequenza propagandistica prima della “Secessione” e poi del “Federalismo”: ogni volta spostando in avanti l'orizzonte della Terra Promessa agli occhi di vasti settori di popolo, per aiutarlo a sublimare le proprie delusioni nel presente. La guerra della Lega ai migranti, col suo carico di cinismo, di crimini e di orrori, sta in questo quadro: è stata ed è la volontà di dirottare il malcontento sociale di ampi strati popolari- prodotto della crisi e delle politiche dominanti- contro le fasce più marginali del proletariato e delle masse oppresse, riprodotte e allargate da quelle stesse politiche e dalla crisi capitalistica internazionale. Anche qui la “cacciata dei migranti” all'insegna del motto “padroni in casa nostra” viene rappresentata come mito liberatorio: un altro giardino dell'Eden, da coltivare e innaffiare col veleno quotidiano della Xenofobia, per farlo fruttare nell'urna. E al tempo stesso un altro prezioso diversivo dell'immaginario, un altro potente calmiere sociale, in funzione della conservazione dell'ordine borghese e della sua miseria.
 
LA CRISI CAPITALISTA SMASCHERA L'ILLUSIONISMO LEGHISTA
 
Questo impasto reazionario da illusionisti da circo mostrava da tempo la  propria usura. Nel momento della massima espansione del ruolo politico della Lega, a livello nazionale ( ultimo governo Berlusconi) e locale ( conquista di Piemonte e Veneto), iniziava paradossalmente la sua parabola declinante.
 
La grande crisi capitalista a partire dal 2008 presentava il conto alla Lega. Il salto delle leggi finanziarie straordinarie per inseguire il pagamento del “debito pubblico” colpiva pesantemente la base elettorale popolare della Lega, distruggendo la credibilità delle tradizionali promesse di riduzione fiscale per la piccola borghesia. Le politiche di taglio verticale dei trasferimenti pubblici verso Regioni e Comuni, imposte dall'emergenza finanziaria, da un lato smentiva nel modo più clamoroso la propaganda leghista del federalismo, mostrando un federalismo reale esattamente capovolto rispetto a quello immaginario; dall'altro minava le basi materiali del potere leghista sul territorio, riducendo i suoi margini redistributivi, e acuendo le contraddizioni interne del suo composito blocco sociale: mancanza di fondi per infrastrutture, crisi della piccola impresa, moltiplicarsi di vertenze aziendali sul territorio, dilagare della disoccupazione giovanile anche nel Nord. Lo scenario sociale del settentrione cambiava volto: e finiva col minare la credibilità  dell' armamentario mitologico del Carroccio. La stessa presa tradizionale delle campagne d'ordine sulla “sicurezza” antimigranti si indeboliva a livello di massa: perchè ben altre urgenze materiali investivano la condizione popolare, segnate dalla rapina dei banchieri e dei capitalisti assai più che dal furtarello... di uno zingaro.
Negli ultimi tre anni, l' abbraccio mortale del berlusconismo e della sua crisi, le crescenti differenziazioni interne al leghismo con la fine del suo vecchio monolitismo, l'apertura di una vera e propria guerra di successione per il dopo Bossi, accompagnavano e scandivano una parabola declinante che aveva già, di per sé, robuste radici materiali.
 
LO SCANDALO LEGA: UN PARTITO BORGHESE “COME GLI ALTRI”
 
L'attuale scandalo che investe la Lega segna un indubbio salto di qualità. Perchè è una vendetta liberatoria della verità sul mito. Lo scandalo è innanzitutto la radiografia della  miseria morale del massimo entourage dirigente della Lega: un impasto di familismo, nepotismo, affarismo, col contorno di ruberie, truffe penose e cartomanzie esoteriche. L'affresco ambientale è impietoso. Umberto Bossi, ex ministro delle “riforme istituzionali”(!), appare nelle vesti di protettore e garante di un figlio grullo e rampante, di una moglie avida e spregiudicata, di un tesoriere faccendiere già buttafuori. Mentre l'attuale vicepresidente del Senato ( Rosi Mauro), già improbabile sindacalista, emerge col volto di una fattucchiera parassita e ricattatrice. “Padroni a casa nostra” recitava lo slogan: ma pochi avevano pensato che la “casa” fosse quella di Bossi e dei suoi famigli. Che di ( cerchio) “magico” ha davvero assai poco.
 
Al tempo stesso lo scandalo va ben al di là del familismo privato di Gemonio. Getta un fascio di luce più ampio sulle relazioni materiali del leghismo con gli ambienti del capitale: la pista Belsito porta in Fincantieri, porta in Vaticano, porta alle cosche della ndrangheta calabrese, porta nei paradisi fiscali del riciclaggio internazionale. Non si tratta della personale spregiudicatezza di una “mela marcia”, peraltro da tutti tollerata e coperta sino all'esplosione dello scandalo. Si tratta dell'anatomia di un partito borghese “come gli altri”. Come gli altri, crocevia di guerra di cordate e di affari. Belsito è solo l'antropologia della Lega, quale ordinario  partito borghese.
 
Ma proprio l'apparire “un partito come gli altri” agli occhi di chi lo aveva immaginato “diverso” costituisce per la Lega, più che per altri, un vero problema politico. Un partito che ha vissuto sulla falsificazione della propria realtà, che ha costruito il proprio mito su quella falsificazione, non può sottrarsi al processo della verità. Che può essere ben più severo di quello della magistratura.
 
GLI SBOCCHI INCERTI DI UNA CRISI STORICA
 
Non è possibile prevedere la dinamica della crisi della Lega. E sarebbe sbagliato, purtroppo, celebrare sbrigativamente il suo de profundis. La Lega conserva risorse militanti consistenti, dispone tuttora di un radicamento territoriale diffuso, ha margini di ricambio del proprio gruppo dirigente, dove l'ascesa di Maroni ( odioso ministro anti migranti) potrebbe, a certe condizioni, riabilitare in parte l'immagine.
Ma la possibilità di una frana a valanga del leghismo è per la prima volta presente. Per la prima volta- a differenza che nel 94-  tutti i fattori della crisi del leghismo si presentano congiuntamente e in forma concentrata: crisi della sua base sociale, crisi di leadership al massimo livello, crisi di immagine pubblica, crisi di alleanze e prospettiva politica. Per la prima volta siamo di fronte ad una crisi storica del principale partito del blocco reazionario del Settentrione.
 
SOLO UNA SVOLTA DEL MOVIMENTO OPERAIO PUO' PRECIPITARE LA CRISI DELLA LEGA SINO AL PUNTO DI NON RITORNO
 
Questo punto d'analisi è ricco di implicazioni politiche per il movimento operaio. La crisi della Lega è un'occasione preziosa per liberarsi di anni di menzogne reazionarie contro i lavoratori e  i settori più oppressi della società. L'obiettivo può e deve essere quello di lavorare per precipitare la crisi del leghismo oltre il punto di non ritorno: liberando innanzitutto dall'abbraccio leghista quei settori proletari del Nord che sono stati egemonizzati dalle suggestioni reazionarie di Bossi.
 
Ma questo lavoro di scomposizione del blocco sociale leghista richiede una svolta radicale di programma e di azione del movimento operaio.
Le fortune della Lega negli ultimi 20 anni sono state direttamente proporzionali alla crisi della classe operaia italiana, per responsabilità preminente delle sue direzioni. Se la rabbia di alcuni settori proletari del settentrione è stata ripetutamente capitalizzata dalle mistificazioni della Lega, ciò è avvenuto anche in ragione della subordinazione delle sinistre politiche e sindacali al grande capitale. Se oggi la Lega conserva nonostante tutto uno spazio potenziale di parziale recupero negli strati popolari, ciò è anche in ragione della presenza di un governo di Confindustria e Banche, retto dai liberali del PD, e aiutato dalle disponibilità sindacali.
 
Rompere con la borghesia, i suoi partiti, i suoi governi, è dunque la condizione necessaria per intervenire nella crisi profonda del leghismo da un versante di classe.
Solo una classe operaia che ritrova fiducia nella propria forza, che si pone al nuovo livello di scontro sociale imposto dal padronato e dal governo, che sa indicare un'alternativa anticapitalista e rivoluzionaria alla crisi capitalista, può polarizzare attorno a sé i più ampi settori proletari liberandoli da ogni subordinazione alla reazione.
 
Ma questa svolta richiede una nuova direzione politica e sindacale del movimento operaio italiano. Non una burocrazia dirigente della CGIL succube del PD e dunque del governo delle banche che il PD sostiene. Non sinistre cosiddette “radicali” ( da SEL a FDS) che continuano a inseguire il PD liberale per strappare al suo tavolo assessorati e  ministeri, come già in passato. E neppure un antagonismo inconcludente senza progetto. Ma una sinistra rivoluzionaria antisistema, che non abbia altro interesse che la difesa del lavoro e la rivoluzione sociale. Che porti in ogni movimento di lotta un progetto di liberazione: la prospettiva di un governo dei lavoratori.
 
La costruzione del Partito comunista dei Lavoratori(PCL), trova una ragione in più nella crisi storica del leghismo.
 
MARCO FERRANDO

I “MIRAGGI” E LA MEMORIA DI RIZZO

Il recente “Documento ufficiale della nascita della cellula Pietro Secchia” di Sinistra Popolare a Londra arriva incredibilmente a definire anche Marco Ferrando, insieme a Bertinotti, Ferrero, Diliberto e Vendola, un “miraggio” degli ultimi anni, in “lotta” “per l’appropriamento della poltrona”. Pur volendo prendere queste illazioni per giudizi politici (facciamo soltanto notare, in quanto ad attaccamento e “appropriamento di poltrone”, che fu proprio la candidatura al Senato di Marco Ferrando - e non di altri - ad essere ignobilmente ritirata, nel 2006, per ben noti motivi), ciò che davvero non quadra è se sia imputabile sempre a Ferrando il “sostegno a criminali governi come quello USA e di Israele e le conseguenti guerre imperialiste”. Perché se così fosse, la disinformazione di qualche (magari troppo giovane) militante inglese di Sinistra Popolare si tradurrebbe in nient’altro che imperdonabile ignoranza. Infatti si dà il caso che rispondesse proprio al nome di Marco Rizzo colui che nel 1998 fondò insieme a Diliberto il PdCI, con l’obiettivo dichiarato di entrare nel governo D’Alema, artefice della guerra in Kosovo. E sempre Marco Rizzo fu tra i dirigenti di quel PdCI che nel 2006 tornò al governo con Prodi e diede il proprio appoggio alle prosecuzioni delle guerre in Afghanistan e in Iraq, oltre ad inaugurarne una nuova in Libano (2006). Non saranno mai ribadite abbastanza, queste candide e inaggirabili verità, se c’è ancora chi, a sinistra, oggi, finge disinvoltamente di non sapere.
La penosa sortita, quindi, sarebbe semplicemente da rubricare fra le ormai tante farse (in altri tempi erano invece tragedie) alle quali ci hanno abituato i resti del togliattismo-stalinismo italiano, nelle sue molteplici e sempre nuove incarnazioni. Ma, avendo a che fare con Sinistra Popolare, si intuisce che si tratta di qualcosa di più e di diverso dai classici attacchi strumentali ai quali in continuazione questa formazione ricorre quando si riferisce al Partito Comunista dei Lavoratori. Lo si potrebbe spiegare, ricorrendo alla psicoanalisi, come un istinto - magari inconscio - a proiettare sugli altri le proprie colpe originarie. Colpe che sono un po’ troppo ingombranti perché si possano facilmente nascondere sotto il tappeto, magari facendo finta di niente e sperando che nessuno ne conservi memoria.
Ora, che Rizzo, dopo averne fatte tante, si sia miracolosamente ravveduto (cosa sulla quale ci sia concesso il diritto di dubitare), è avvenimento gradito a tutti. Ma è indice di spudorata viltà che le sue responsabilità siano addirittura addossate a chi non solo non ne condivise nemmeno l’infinitesima parte, ma che a suo tempo le denunciò e le avversò con ogni mezzo. Conoscendo opere e trascorsi del personaggio, quindi, si è capito in anticipo il gioco. Ma sarebbe spiacevole e dannoso, prima di tutto per loro stessi, se a farsi compartecipi di questa avventura all’insegna di rimozioni e falsità fossero tutti quei compagni che, in buona fede e con generosità, riversano il loro impegno e la propria lotta per un’alternativa in Sinistra Popolare, cioè il vero sconfortante “vecchio che avanza” della sinistra in Italia.

LEGA LADRONA, LA CLASSE NON PERDONA

La cronaca giudiziaria di questi ultimi giorni sta svelando il vero volto della Lega.
Se i risultati delle perquisizioni nella sede nazionale di via Bellerio, i capi d'accusa nei confronti del tesoriere Belsito e i sospetti pesanti nei confronti dei vertici venissero confermati, sarebbero la dimostrazione di quello che per anni abbiamo sostenuto: la Lega è prima di tutto un sistema di potere, un partito populista che con slogan xenofobi e razzisti e sparate antigovernative cerca di raccogliere attorno a se un elettorato anche popolare, ma che come movimento e successivamente come partito è rappresentante degli interessi di una piccola e media borghesia truffaldina, delle banche e dei costruttori mangia territorio e che grazie a queste collusioni ha creato tutto un sistema economico e finanziario che da un senso anche alle vicende della Banca CrediEuronord e del salvataggio di Milanese. Altro che partito antisistema.

Altro che Roma ladrona. Se tutte le accuse verranno confermate si tratterà di Lega Ladrona.
Non è la prima volta che la Lega viene messa sotto accusa,anche nel 1995 Umberto Bossi fu condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti con condanna definitiva.

Insomma della vicenda della Lega Nord, prodotto della "grande svolta anticorruzione" di Mani Pulite, resta solo un partito che ha difeso gli interessi della grande finanza, dei grandi capitali (si pensi a Finmeccanica), votando in Parlamento tutte le leggi contro i lavoratori ed i pensionati, anche quelli del Nord, e che a parole e slogan difendeva il lavoro, ma che nei palazzi dei bottoni attaccava le condizioni di vita delle masse.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, si rivolge a quei lavoratori, pensionati che si erano illusi nel populismo becero ed arrogante della Lega.
Basta con questi imbroglioni, sono nemici di classe.
L'unica alternativa alle manovre lacrime e sangue, di cui la Lega fino a pochi mesi fa era corresponsabile, è un governo dei lavoratori.

La strada da intraprendere è quella di una lotta generale contro il capitalismo e contro i finti amici che cercano con le “battaglie per il popolo padano” di coprire il loro vero volto.

E' USCITO IL NUMERO 4 DI A PIENA VOCE

E' uscito il numero 4 del giornale toscano di controinformazione "A PIENA VOCE", richiedilo alla sezione del PCL.

sabato, aprile 07, 2012

MONTI E FORNERO SPIEGANO LE RAGIONI DELLO SCIOPERO GENERALE

Mario Monti ed Elsa Fornero sono i migliori propagandisti dello sciopero generale contro il loro governo. Con una precisione certosina hanno infatti spiegato che l'articolo 18 è un ferrovecchio, che la parola “reintegro” indica solo una possibilità remota, che i padroni hanno ottenuto fior fiore di ulteriori favori anche in fatto di precarizzazione del lavoro, che nessun altro governo avrebbe potuto far tanto per compiacere il padronato italiano.
 
Tutto vero. E' una confessione pubblica in piena regola. Il fatto che sia fatta per rassicurare gli industriali, non toglie nulla alla verità della confessione: anzi chiarisce ancor meglio la fedeltà del governo ai propri mandanti.
 
Ora non c'è più alibi per rimuovere o rinviare lo sciopero generale: va proclamato subito e deve essere vero.

LA CGIL SALVA BERSANI, MA TRADISCE I LAVORATORI

Le rassicurazioni che Monti ha dato a Confindustria sono la migliore smentita del plauso di Susanna Camusso all'intesa sull'articolo 18. Il Presidente del Consiglio, quale migliore interprete del proprio disegno di legge, ha chiarito che il reintegro per licenziamento economico illegittimo riguarda “casi estremi e molto improbabili”. E' dunque Mario Monti ad annunciare pubblicamente la demolizione dell'attuale articolo 18.
La posizione di appoggio all'accordo da parte della Segreteria Nazionale CGIL tutela Bersani, non il lavoro: ed anzi costituisce un tradimento del movimento di lotta levatosi a difesa dell'articolo 18. E' importante che tutte le forze sindacali contrarie all'accordo promuovano unitariamente una mobilitazione straordinaria e lo sciopero generale. Convocando allo scopo una assemblea nazionale di delegati.

giovedì, aprile 05, 2012

RESPINGERE L'ACCORDO TRUFFA CONTRO L'ARTICOLO 18.

L'accordo Monti- Bersani- Casini- Alfano sul mercato del lavoro cancella l'attuale articolo 18.

Nel caso di un licenziamento illegittimo con motivazione economica, l'attuale diritto al reintegro è rimpiazzato dal potere del giudice: che PUO' disporre il reintegro SOLO se la motivazione economica del licenziamento- comunque senza giusta causa- è “manifestamente insussistente”. In una fase di crisi dilagante come l'attuale, quasi mai. Peraltro dovrà essere il lavoratore a portare l'azienda in tribunale, dopo il tentativo di conciliazione: sapendo però che se perderà la causa, non avrà nemmeno l'indennizzo, in ogni caso ridotto. Quanti potranno sfidare il ricatto della disperazione? La realtà è che diverranno legittimi migliaia di licenziamenti illegittimi. E che dopo l'approvazione parlamentare della legge, tutti i lavoratori saranno più deboli nei propri luoghi di lavoro perchè disarmati di un diritto fondamentale.

Mentre Monti annuncia la “svolta storica”, mentre Fornero proclama trionfante che “il posto di lavoro non è più blindato, perchè il mondo è cambiato”, il PD ha la spudoratezza di presentare come “importantissimo passo avanti” la cancellazione dell'articolo 18. Imbroglioni! La verità è che il PD ha salvato il governo Monti svendendo il lavoro. Confermando una volta di più i propri legami indissolubili col grande capitale.

Ma non è affatto detta l'ultima parola. I lavoratori che hanno scioperato in tutta Italia in queste settimane hanno detto a chiare lettere “ L'articolo 18 non si tocca”. Non sarà facile convincerli che la sua cancellazione è una “vittoria”. Non sarà facile convincerli che è giusto concedere a Monti in pochi giorni ciò che è stato negato a Berlusconi per 17 anni.

La CGIL eviti balbettii, rifiuti ogni subordinazione al governo e al PD, e promuova da subito un vero sciopero generale per il ritiro delle misure annunciate, e il boicottaggio pubblico dei partiti che le voteranno. Se la CGIL non lo farà, dovranno essere la FIOM e i sindacati di base ad assumersi, unitariamente, questa responsabilità. In ogni caso nessuno potrà trincerarsi attorno al puro “dissenso”: è' l'ora della contestazione di massa del governo e dei partiti che lo sostengono, nei luoghi di lavoro, nei movimenti di lotta, sul territorio.

Le stesse sinistre politiche non possono cavarsela col “distinguo” (SEL), o con la “critica” (PRC) delle misure annunciate nel mentre si alleano in tutta Italia col PD in vista delle elezioni amministrative: come possono allearsi ovunque con un partito che sostiene il governo Monti- Fornero contro il lavoro? Come possono allearsi con un partito che affossa l'articolo 18, per candidarsi oltretutto ad amministrare al suo fianco, nei comuni, le politiche finanziarie di Monti e i loro effetti locali?

Lo scontro sociale che si è aperto interroga la coerenza di tutte le sinistre, sindacali e politiche. E non lascerà spazio alle furberie dei saltimbanchi.

mercoledì, aprile 04, 2012

NESSUN COMPROMESSO SULL'ARTICOLO 18

Le “soluzioni” sull'articolo 18, su cui si stanno esercitando Bersani, Alfano, Casini, sono inaccettabili per gli operai.
Hanno come unico scopo quello di mascherare la sostanza della proposta Fornero, per renderla più digeribile al PD. Ma il problema non è salvare Bersani, è salvare l'articolo 18.
 
Nella migliore delle ipotesi ventilate,i lavoratori illegittimamente licenziati verrebbero privati del DIRITTO al reintegro, oggi previsto, a favore della “scelta” imponderabile di un giudice. Un arretramento pesantissimo delle attuali garanzie di tutela, per di più aggravato da ulteriori concessioni al PDL sul precariato.
 
I lavoratori non stanno scioperando in tutta Italia per ottenere un arretramento dei propri diritti. Stanno scioperando per salvaguardarli. E' ora che la CGIL rompa col PD e proclami lo sciopero generale.

lunedì, aprile 02, 2012

BERSANI PREPARA IL COMPROMESSO CON MONTI CONTRO L'ARTICOLO 18

L'annuncio da parte di Bersani che il PD è disposto a “cambiare” l'articolo 18 e a votare la “riforma del lavoro”, anche indipendentemente dal parere della CGIL, è davvero illuminante: conferma che per il PD la salvezza del governo Monti vale il sacrificio della CGIL. Che l'interesse di Confindustria e banche vale il sacrificio dei lavoratori. Che a Monti si può consentire ciò che fu negato a Berlusconi: non solo sulle pensioni, ma persino sul lavoro.

Questa “disponibilità” del PD va denunciata e respinta.
Se Bersani vanta agli occhi di Monti il ripudio di ogni condizionamento della CGIL, è ora che la CGIL ripudi i condizionamenti del PD agli occhi di tutti i lavoratori.

Un lavoratore illegittimamente licenziato ha diritto a ritornare al suo posto. Punto. Ogni lesione- diretta o indiretta, “tedesca” o “danese”- di questo principio elementare è inaccettabile. Perchè sancirebbe un ulteriore arretramento delle condizioni del lavoro e dei rapporti di forza tra le classi, dentro il vortice di una drammatica recessione e della repressione padronale nelle fabbriche.

Susanna Camusso rifiuti dunque pubblicamente, e con chiarezza, ogni subordinazione al PD e ogni mercato dei diritti, indicendo finalmente lo sciopero generale: uno sciopero vero, capace di bloccare l'Italia sino al ritiro delle misure annunciate.

Subordinarsi al PD per salvare Monti significherebbe organizzare il tradimento dei lavoratori.

mercoledì, marzo 28, 2012

NO DEBITO, NO MONTI, NESSUNO TOCCHI L’ART 18!

Oggi la lotta inizia soltanto.
Essa dovrà proseguire fino alla cacciata di Monti e al ripudio del debito verso le banche.
Il vasto schieramento di opposizione sociale e politica oggi in piazza raccoglie il testimone delle decine di scioperi spontanei e mobilitazioni operaie di questi giorni in tutta Italia in difesa dell’art. 18. E lo rilancia con la potente richiesta dello sciopero generale prolungato.

IL DEBITO
L'ideologia dominante presenta l'esplosione del debito pubblico come effetto di un eccesso di concessioni sociali e “privilegi” alle classi subalterne. E' vero l'opposto. Il debito pubblico è esploso come conseguenza della crisi del capitalismo, della caduta del saggio di profitto, e delle politiche antioperaie e antipopolari tese a contrastarla.
L'intera politica delle classi dominanti europee e dei loro governi si impernia attorno al pagamento degli interessi sul debito. Le stesse banche che hanno concorso alla voragine del debito pubblico diventano beneficiarie del pagamento del debito promuovendo attraverso governi di fiducia un autentico massacro sociale.
Un massacro sociale che non solo non contrasta la crisi, ma concorre a cronicizzarla, lungo una spirale senza fine: recessione, crescita del debito, tassi d'interesse usurai, nuove rapine sociali, nuove spinte recessive.
Non è il “fallimento del liberismo”. E' il fallimento di tutte le politiche borghesi di fronte alla crisi del capitalismo.
Il caso italiano è esemplare. Da un lato il governo Monti ha garantito con risorse pubbliche le banche italiane, per consentire loro di incassare l'enorme regalia di 116 miliardi dalla BCE. Dall'altro lato l'economia italiana cade in recessione, con l’immiserimento dei lavoratori e delle classi subalterne. Mentre i tassi di usura praticati dalle banche restano altissimi o addirittura crescono.
Non si può uscire da questa spirale distruttiva senza ripudiare il debito pubblico, nazionalizzare le banche senza indennizzo verso i grandi azionisti, unificarle in un'unica banca pubblica sotto controllo sociale.
La verità è che il capitalismo è fallito e non è riformabile. Non è possibile “una nuova politica economica senza affidare il potere decisionale ai lavoratori rovesciando la dittatura di industriali e banchieri.
Per questo rivendichiamo:
• il debito non va pagato: lo paghi chi l’ha creato (banche, finanza, CONFINDUSTRIA e chiesa);
• la nazionalizzazione delle banche e delle assicurazioni sotto controllo operaio salvaguardando i piccoli risparmiatori;
• il controllo operaio sulla produzione, attraverso l’abolizione del segreto commerciale e l’apertura dei libri contabili;
• la nazionalizzazione dei grandi gruppi capitalistici dell’industria, come la FIAT;
• un grande piano di opere sociali di pubblica utilità invece di opere inutili e dannose come la TAV o il ponte sullo stretto.

L’ART.18
Dopo aver distrutto le pensioni di anzianità, il Governo Monti mira al cuore dei diritti del lavoro: il diritto al reintegro se sei licenziato senza giusta causa. A ciò si aggiunge il mantenimento di tutte le forme di precarizzazione del lavoro, e addirittura la drastica riduzione degli ammortizzatori sociali per 4 milioni di lavoratori.
Ma la partita in realtà non è “chiusa” come vorrebbe Monti. Può essere riaperta dalla forza di 16 milioni di lavoratori. Se solo quella forza sarà dispiegata. I sindacati non possono sottrarsi a questa responsabilità. A cominciare dalla CGIL. Il rinvio a fine maggio dello sciopero generale come annunciato dalla Camusso è più di un grave errore: è il segno della subalternità all’esigenza di trovare un “compromesso” che salvi il PD e di riflesso il governo
Al contrario tutti i lavoratori d’avanguardia e con essi tutti i settori popolari colpiti dal massacro sociale, sono chiamati contrastare questa prospettiva e questa logica:

; L'articolo 18 definisce un diritto inviolabile del lavoratore. Questo diritto non può essere manomesso. I diritti degli operai non possono essere terreno di mercanteggiamento.
; Migliaia di lavoratori, in questi giorni hanno già intrapreso l'azione di sciopero.. Questo è il momento di proclamare lo sciopero generale.

SCIOPERO GENERALE SUBITO, AZIONE DI MASSA PROLUNGATA CHE BLOCCHI l'ITALIA SINO AL RITIRO DELLE MISURE ANNUNCIATE

ASSEMBLEA NAZIONALE DI DELEGATI ELETTI PER DEFINIRE UNA PIATTAFORMA DI LOTTA UNIFICANTE E APRIRE UNA VERTENZA GENERALE DI TUTTO IL MONDO DEL LAVORO, DEI PRECARI, DEI DISOCCUPATI


VIA IL GOVERNO DELLA CONFINDUSTRIA E DELLE BANCHE. GOVERNINO I LAVORATORI.

MONTI CONFONDE I CAPITALISTI ASIATICI CON I LAVORATORI ITALIANI

Con crescente arroganza il Presidente del Consiglio Mario Monti ha definito “una medicina amara” la propria riforma del mercato del lavoro, dicendosi “fiducioso” sul fatto che alla fine sarà “ingoiata” com'è avvenuto “sulle pensioni”. Mario Monti si illude.
E' possibile ed anzi probabile che la ingoieranno, con qualche ritocco, gli stessi partiti di maggioranza- come il PD - che hanno consentito la macelleria vergognosa sulle pensioni. Ma non la ingoieranno i lavoratori e la maggioranza della società. Il tecnocrate Mario Monti confonde il plauso dei capitalisti asiatici con quello dei lavoratori italiani. Ma le piazze gli riserveranno un amaro risveglio. A partire dalla grande manifestazione del 31 Marzo a Milano per “occupare Piazza Affari”.

martedì, marzo 27, 2012

CAMUSSO RINVIA LO SCIOPERO GENERALE IN FUNZIONE DEL COMPROMESSO COL PD ( E COL GOVERNO)

L'annuncio dello sciopero generale per “fine maggio” da parte di Susanna Camusso, non stupisce. E' in funzione del calendario istituzionale della discussione parlamentare e di una prospettiva di possibile compromesso che “salvi” il PD e di riflesso il governo: un compromesso “alla tedesca” che rimetta l'articolo 18 nelle mani del giudice, rimuovendolo dalle mani del lavoratore, com'è oggi.
 
Il giornale della Fiat ( La Stampa) è oggi prodigo di previsioni favorevoli per questa “soluzione”. Che, dietro le quinte, avrebbe già il benestare non solo di Bonanni e Angeletti, ma anche dei nuovi vertici di Confindustria ( che entreranno in funzione proprio a Maggio) e degli stessi vertici di UDC e PDL, che otterrebbero in cambio la riduzione dei contributi delle imprese sui contratti a termine.
 
Questa è la ragione del rinvio dello sciopero generale. Lo sciopero fra due mesi serve non solo a diluire e disperdere la rabbia operaia che oggi si esprime, stemperando le “tensioni sociali”, ma anche a presentare il compromesso parlamentare che a Maggio sarà siglato come “vittoria” dello sciopero e della pressione della CGIL. Facendolo meglio digerire agli operai.
 
Tutti i lavoratori d'avanguardia sono chiamati a contrastare questa prospettiva e questa logica:
 
1)L' articolo 18 definisce un diritto inviolabile del lavoratore: quello del reintegro nel proprio posto di lavoro nel caso di licenziamento “ingiustificato”. Questo diritto non può essere manomesso. Non si consentì di farlo a Berlusconi. Non lo si può consentire a Monti. I diritti degli operai non possono essere terreno di mercanteggiamento.
 
2)Lo sciopero generale va indetto subito e dev'essere vero. Milioni di lavoratori, in questi giorni, a modo loro, hanno già intrapreso l'azione di sciopero. E la dinamica si sta allargando. Questo è il momento di proclamare lo sciopero generale. Perchè il ferro dell'indignazione operaia è caldo ora. Perchè ora  è possibile trasformare le mille lotte in ordine sparso di questi giorni in un'unica spallata di massa,continuativa, radicale, capace di far pesare nelle strade e nelle piazze la forza materiale di 16 milioni di lavoratori; capace di bloccare l'Italia sino al ritiro delle misure annunciate,  ribaltando dopo decenni i rapporti di forza tra le classi.
 
I vertici della CGIL si oppongono a questo scenario per cercare di recuperare lo “spirito del 28 Giugno” che non a caso Camusso ha evocato a Cernobbio.
I lavoratori, all'opposto, hanno interesse a spezzare la tela dell'ennesimo compromesso a perdere ( già in gestazione), per provare finalmente a vincere, con un'azione di massa indipendente.
Questa è la posta in gioco.
 
Il PCL e tutti i suoi militanti operai si battono e si batteranno ovunque- nelle fabbriche, nei sindacati, sul territorio- perchè l'occasione di ribellione e di riscatto della classe operaia, dopo 30 anni di sconfitte, non venga ancora una volta dispersa e tradita.

GIORGIO NAPOLITANO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO “OMBRA” CONTRO I LAVORATORI

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è ormai a tutti gli effetti un Presidente del Consiglio “ombra”. Lo stesso Presidente che ha rifiutato di incontrare i sindaci della Val Di Susa per una presunta “incompetenza dei temi”, non esita a intervenire contro l'articolo 18 a difesa del governo Monti.  Evidentemente Napolitano considera di “sua competenza” il sostegno attivo al programma di Confindustria contro il lavoro. Milioni di lavoratori in lotta sono avvisati: il Presidente della Repubblica sta con i loro avversari. E si abitueranno ad affrontarlo come avversario. Il Partito Comunista dei Lavoratori(PCL) porterà in ogni manifestazione operaia l'aperta contestazione a Giorgio Napolitano come a Mario Monti. E invita tutte le sinistre a fare altrettanto. La contestazione che gli abbiamo riservato in Sardegna è solo l'inizio.

SENZA COMPROMESSI, SINO IN FONDO, PER L'ALTERNATIVA OPERAIA

La posta in gioco dello scontro sociale apertosi sull'articolo 18 è semplicemente enorme. Il movimento di lotta di questi giorni ha  mosso le acque della politica italiana, aprendo ovunque contraddizioni nuove. E alimentando una nuova fiera di ipocrisie.
 
L'IPOCRISIA DEL GOVERNO
 
In primo luogo da parte del governo.
Il ministro Fornero, nel mentre simula ( improbabili) sentimenti “umanitari”, continua a rappresentare l'abolizione del diritto al reintegro per licenziamenti ingiusti come un invito ad investire in Italia. Se le parole hanno un senso significa dire ai capitalisti: vi diamo la possibilità di disfarvi di chi volete, perchè investite in Serbia invece che da noi? Dubitiamo che la speranza sia fondata. Perchè “la Serbia” resta per molti aspetti più vantaggiosa. In compenso il messaggio è rivelatore: l'abbattimento dei diritti  è l' obolo offerto ai profitti. Altro che “interesse generale”. Altro che “competizione sul merito” come dice il ministro. La competizione di mercato si gioca sulla distruzione delle conquiste del lavoro. E l'interesse cui si risponde è quello, nudo e crudo, del capitale. “Non tutti gli imprenditori” sono cattivi, ha detto il ministro a Cernobbio. Può essere. Il punto è che è il sistema capitalista ad essere “malvagio”, tanto più quando è in crisi. E sicuramente ha trovato il ministro ( e il governo) che merita. Anche in fatto di.. “cattiveria”.
 
L'OPERAZIONE DEL PD
 
L'intossicazione propagandista della stampa borghese a difesa frottole del governo, non riesce tuttavia a convincere la maggioranza della società italiana. Neppure con l'ausilio di Napolitano. E' un fatto  non scontato e di estrema importanza, che rivela le difficoltà di egemonia della borghesia in tempo di crisi. Quando nello stesso giorno si colpisce il lavoro, mentre si regalano le commissioni alle banche, è difficile persuadere il senso comune.
 
Ma altre, e più pericolose e sottili, sono le manovre in corso.
Il PD cerca di salvare al tempo stesso il proprio elettorato operaio e il governo di Confindustria. Per questo prova a quadrare il cerchio delle proprie contraddizioni puntando a un compromesso parlamentare sul “sistema tedesco” ( il giudice sui licenziamenti “economici”). Una parte del PDL abbozza, chiedendo in cambio una compensazione sul precariato. La CISL di Bonanni si è riallineata a questa logica di scambio, provando a intestarsela. Una parte della borghesia, a partire dalla nuova leaderschip di Confindustria, potrebbe convergere.
 
Il movimento di lotta di questi giorni, non può subordinarsi a questa ipotesi di compromesso. Ovviamente se si realizzasse sarebbe “migliorativa” del provvedimento annunciato. Ma sarebbe anche peggiorativa della situazione attuale. L'agognato compromesso tedesco sancirebbe in ogni caso un arretramento dei diritti, perchè abolirebbe il diritto al reintegro, lasciando al giudice la decisione. Per di più si combinerebbe, per effetto di bilanciamento parlamentare, con ulteriori misure di precarizzazione del lavoro. E infine aprirebbe una breccia mortale nello stesso settore pubblico. Cosa vi sarebbe da festeggiare? Chi potrebbe presentare come “vittoria” la fine, comunque  modulata, dell'attuale articolo 18, oltretutto in una fase di crisi recessiva e di offensiva padronale nelle aziende? Sarebbe davvero paradossale se una soluzione che sarebbe stata denunciata come “golpe” di fronte a un Berlusconi venisse sbandierata alla fine come “successo” di fronte a un Monti.
 
IL MOVIMENTO DI LOTTA NON PUO' SUBORDINARSI A UN MERCIMONIO PARLAMENTARE SUI DIRITTI
 
Eppure Susanna Camusso non fa mistero di perseguire questo esito. Il suo scopo è quello di salvare il PD, più che l'articolo 18. Per questo, nel momento stesso in cui dà il via alla mobilitazione, attiva il freno. L'obiettivo è contenere la mobilitazione operaia nei limiti compatibili con la pressione parlamentare sul PD a favore della soluzione “tedesca”.
 
La classe operaia ha un interesse diverso: difendere l'attuale articolo 18 dal gioco congiunto ( per quanto contraddittorio) di tutte le forze borghesi teso a manometterlo; fare della difesa dell'articolo 18 la leva di una svolta che metta in discussione l'insieme delle politiche dominanti per aprire una stagione nuova.
 
Per questo la mobilitazione operaia deve estendersi e radicalizzarsi. Lo sciopero generale è già in un certo senso iniziato col moltiplicarsi degli scioperi dal basso, i blocchi stradali, i presidi e le occupazioni, sull'intero territorio nazionale. Questa azione di massa ha bisogno di una direzione adeguata, che punti a trasformarla in un fiume inarrestabile. Lo sciopero generale va proclamato subito e deve essere vero. Se la classe lavoratrice lo vuole può bloccare davvero l'Italia, mettendo le classi dominanti spalle al muro.
 
UNA LOTTA A OLTRANZA. UNA PIATTAFORMA DI SVOLTA.
 
Lo sciopero a sua volta non può limitarsi alla pura resistenza. Se vuole durare e tenere la scena, deve combinarsi con la convocazione di una grande assemblea nazionale di delegati eletti nei luoghi di lavoro, che definisca una piattaforma di svolta unificante dopo 30 anni di sacrifici: a partire dal blocco dei licenziamenti, la ripartizione fra tutti del lavoro, il ritorno del sistema previdenziale a ripartizione, un aumento generale di salari e stipendi, la cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, un salario vero per i disoccupati che cercano il lavoro e per i giovani in cerca di prima occupazione, un grande piano di opere sociali ( non la Tav) che rimetta in piedi le condizioni di vita e sia finanziato dalla tassazione delle grandi ricchezze...
 
Questa piattaforma darebbe prospettiva alla lotta di difesa dell'articolo 18. Salderebbe attorno alla lotta operaia tutte le domande delle masse oppresse e sfruttate, tra i giovani, i precari, i disoccupati, i mille movimenti sociali di protesta che a macchia di leopardo attraversano l'Italia. Potrebbe dare la stura ad un processo di autentica sollevazione popolare, capace di ribaltare 30 anni di arretramenti e sconfitte e di porre all'ordine del giorno un'alternativa di società: in cui a comandare siano i lavoratori, non i banchieri e i capitalisti.
 
IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI AL POSTO DI COMBATTIMENTO
 
Il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL) impegna tutte le sue strutture e i suoi militanti, a partire dai militanti operai, su questa prospettiva d'azione. Nel mentre chiediamo pubblicamente alla CGIL di assumersi le sue responsabilità- entrando nelle sue contraddizioni- dobbiamo assumerci le nostre. In ogni luogo di lavoro, in ogni sindacato, in ogni territorio.
 
Il volantino nazionale “per le fabbriche e gli scioperi” va diffuso ovunque in questi giorni, su scala più ampia possibile. In tutte le manifestazioni di lotta, presidi, occupazioni, dobbiamo rivendicare la continuità dell'azione di massa e la sua unificazione. Nelle assemblee dei lavoratori, che si terranno nei prossimi giorni a partire dalla fabbriche, dobbiamo presentare nella forma più efficace e concentrata l'essenziale della nostra proposta: lotta a oltranza, nessun compromesso, svolta generale di azione e prospettiva dopo 30 anni di sconfitte. Le stesse campagne elettorali che condurremo in diverse situazioni locali, anche importanti, devono raccordarsi al nuovo scenario nazionale di lotta, fuori da logiche “amministrative” e localiste.
 
In diverse situazioni di lotta, a livello di fabbrica, di sindacato,  di territorio, i nostri compagni sono già oggi un riferimento esemplare. Dobbiamo cercare di diventarlo ovunque. Dentro il movimento e alla sua testa. Tutto ciò che ci distingue dalle altre forze della sinistra italiana- in fatto di radicalità, coerenza, audacia- deve emergere nelle prossime settimane con la massima chiarezza agli occhi del più vasto numero di lavoratori d'avanguardia.
 
Il nostro partito può fare un salto reale della propria costruzione nella nuova stagione che si apre, nell'interesse dell'intero movimento dei lavoratori. Sta a tutti noi riuscirci. E innanzitutto provarci.

IL 31 MARZO A MILANO CONTRO IL GOVERNO MONTI

Il 31 Marzo a Milano si terrà la prima manifestazione nazionale dell'opposizione di classe al governo Monti, e ai partiti che lo sostengono. Il PCL sarà parte importante di questa manifestazione.
Il governo Monti è emissario diretto delle grandi imprese e delle banche. Prima la distruzione delle pensioni d'anzianità, poi l'attacco frontale all'articolo 18 rispondono al dettato di banchieri e industriali. Se Monti è in sella, e può permettersi ciò che a Berlusconi non era concesso, è solo grazie al sostegno determinante del PD: che viene confermato da Bersani in queste ore, nonostante le “sofferenze” preelettorali. La manifestazione di Milano rivendicherà la convocazione immediata dello sciopero generale contro il governo e l'opposizione ad ogni “compromesso” sull'articolo 18, che va salvaguardato com'è. Non si tratta di “salvare” il PD, ma un diritto non negoziabile.

mercoledì, marzo 21, 2012

ORA UNA LOTTA VERA PER VINCERE

Il governo ha “rotto” con la CGIL. Ora la CGIL deve rompere con il governo,e quindi con i partiti che lo sostengono. Questa è oggi la frontiera di una battaglia di massa su cui impegnare unitariamente tutta la sinistra di classe, sindacale e politica.

Susanna Camusso ha dichiarato che “la CGIL farà tutto ciò che è necessario per contrastare la riforma del mercato del lavoro”. Benissimo. Dovrà essere chiamata alla coerenza con questo impegno solennemente assunto.
“Tutto ciò che è necessario per contrastare” le misure del governo può significare, se le parole hanno un senso, una cosa sola: promuovere una mobilitazione straordinaria per il ritiro di quelle misure. Lo sciopero generale va bene, ma va indetto subito, non rinviato e diluito. E va combinato con una lotta radicale, continuativa, di massa, in tutto il Paese, e con la convocazione di una grande assemblea nazionale di delegati eletti che definisca una piattaforma generale di svolta, capace di dare prospettiva unificante al movimento.

Questa volta occorre fare sul serio. La distruzione dell'articolo 18 non può essere emendata, può essere solo revocata. Non è un problema di “pressione” su un area parlamentare del PD perchè “prema” a sua volta sul governo con qualche straccio di emendamento o di supplica. Si tratta di rovesciare l'intero impianto di classe dell'attacco in corso. L'esito dello scontro non si gioca in Parlamento, ma sulle piazze. Solo una mobilitazione straordinaria mirata davvero a bloccare l'Italia può piegare il fronte avversario, approfondire le sue contraddizioni, ribaltare lo scenario di una sconfitta annunciata e drammatica. Solo la forza materiale del lavoro salariato in un processo di sciopero generale prolungato attorno ad una piattaforma di lotta unificante, può produrre la massa critica d'urto per riaprire la partita. Detto in termini brutali: o la partita sull'articolo 18 diventa un fatto di ordine pubblico o è davvero “chiusa”, come vorrebbe Monti. Questo è lo snodo, al di là delle chiacchiere.

Gli avvenimenti di questi giorni confermano che le forme tradizionali delle relazioni sindacali, e persino quelle tra sindacati e governo, sono state travolte dalla pressione della crisi capitalista e da un livello di scontro storicamente nuovo. La classica concertazione degli anni 90 e del precedente decennio è ormai un ferro vecchio. Le imprese, a partire dalla Fiat, procedono a una politica d'urto che smantella il contratto nazionale di lavoro e mette la Fiom fuori dalle principali fabbriche come non avveniva dal 45. Il governo, infeudato a Confindustria e banche, procede o per decreti d'urgenza come sulle pensioni, o per audizioni delle parti come sul mercato del lavoro, fuori da ogni tradizionale pattuizione. Il consenso degli apparati sindacali viene sì ricercato: ma per imbrigliare preventivamente le reazioni sociali alla macelleria intrapresa, più che per negoziare il merito della macelleria. Perchè il merito è concordato unilateralmente con i grandi potentati dell'impresa e della finanza, sul piano interno ed europeo. E dunque procede alla fine, in ogni caso, per dinamica propria.

La svolta che oggi si impone alla CGIL, e a tutto il sindacalismo di classe, riflette questo scenario nuovo. Che chiama tutti alle proprie responsabilità. Se la concertazione è finita, sia finita davvero per tutti. Siamo infatti al paradosso. Lo stesso governo che vanta “la fine del diritto di veto” della CGIL, pretende che la CGIL gestisca il proprio “legittimo dissenso” per governare la rabbia dei lavoratori e pilotarla sul binario morto di una protesta puramente dimostrativa, magari partecipata ma impotente. Questa pretesa deve essere respinta. Tanto più oggi. Anni e decenni di condotta “responsabile” verso i governi e i padroni ( o di concertazione delle loro politiche) ci hanno portato di sconfitta in sconfitta, sino al baratro attuale. Ora basta. Ora è il momento di cambiare politica e di porsi allo stesso livello di radicalità di governo e padroni: nella definizione delle forme di lotta, di una piattaforma indipendente , di una vertenza generale di svolta.
Se la CGIL promuoverà una mobilitazione straordinaria contro il governo, rompendo col PD e con Napolitano, si porrà come direzione naturale di un malcontento sociale enorme, rimotiverà tante energie deluse e depresse, agirà come fattore destabilizzante di un governo confindustriale, aprirà una pagina politica nuova. Se invece il dissenso rimarrà imprigionato nelle mezze misure, si voterà alla sconfitta. Questo è il bivio.

Questo bivio interroga infine, a sua volta, l'insieme delle sinistre italiane. La collocazione del PD a sostegno di un governo che distrugge l'articolo 18 non può essere derubricata a divergenza ordinaria, da affrontare con dichiarazioni giornalistiche. L'articolo 18 segna un confine di classe indelebile. E chiama tutti ad una scelta di campo. Come possono SEL e FDS, tanto più in questo quadro, mantenere l'alleanza col PD per le imminenti elezioni amministrative o continuare a perseguirla per le prossime politiche? Una lotta generale contro il governo a difesa del lavoro implica la rottura coi partiti della sua maggioranza. Ciò che vale per la CGIL vale a maggior ragione per una sinistra che si vuole “radicale”. Non si può stare nello stesso momento dalla parte del lavoro e con i partiti del capitale. La linea del doppio binario non regge. E' l'ora della chiarezza, per tutti.

PER UNO SCIOPERO GENERALE PROLUNGATO

In tutta Italia centinaia di migliaia di lavoratori metalmeccanici sono scesi in sciopero contro il governo Monti a difesa dell'articolo 18. Questi scioperi chiedono a Susanna Camusso una cosa semplice: respingere ogni manomissione di un diritto fondamentale, e promuovere un vero sciopero generale per sbarrare la strada al governo. Camusso deve scegliere in queste ore tra questa domanda operaia e la capitolazione al governo , tra la tutela del lavoro e la tutela del PD, tra la propria dignità e l'obbedienza a Napolitano. In mezzo al guado non potrà restare.
Il PCL e i suoi militanti operai sono impegnati in tutta Italia nell'allargamento degli scioperi, con la parola d'ordine dello sciopero generale prolungato. L'unico mezzo che può sbarrare la strada al governo. E a compromissioni scellerate. Facciamo appello a tutte le sinistre perchè si battano unitariamente per questa prospettiva. Invece di coprire Susanna Camusso( e il PD) col silenzio della diplomazia (SEL) o con dissensi letterari (FDS).

L’ARTICOLO 18 NON SI TOCCA! LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA!

Testo volantino nazionale PCL in difesa dell' art.18
scaricabile in PDF

Subito sciopero generale prolungato contro il governo Monti!

Dopo avere ottenuto la distruzione delle pensioni di anzianità senza nessuna opposizione il governo sta dando l’affondo, pretendendo dalla CGIL lo scalpo dell’articolo 18 e la distruzione degli ammortizzatori sociali; le disponibilità emergenti della CGIL ad accettare questa “soluzione” sono un fatto gravissimo, il governo sa che non avrebbe la forza per imporre la manomissione dell'articolo 18 senza copertura sindacale e oggi la Camusso regala a Monti ciò che ha negato a Berlusconi, assicurando assieme a CISL e UIL la garanzia della pace sociale.
Ora a fronte di questo disastro annunciato o si produce una reazione tanto radicale quanto radicale è l'attacco in corso o si annuncia una sconfitta storica! Così non si può andare avanti, occorre reagire!

La Cgil rompa subito la trattativa con il governo.
La riuscita dello sciopero e della manifestazione della FIOM è stato un evento che ha ridato ossigeno alla classe lavoratrice e non solo, ma se questo evento rimane isolato, se non si dispiegano fino in fondo le forze di un dissenso organizzato, rischieremo tutti di rimanere sconfitti.
La piazza del 9 Marzo ha chiesto di fatto una svolta vera, e ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità.
Allora la CGIL va chiamata pubblicamente a una scelta chiara, fuori da ogni diplomatismo. Susanna Camusso esca dall'indecisione, non ceda alla modifica dell’articolo 18, rompa con Monti, respinga le pressioni del PD e di Napolitano, promuova una mobilitazione straordinaria. Occorre gettare sul campo l'enorme forza sociale di milioni di lavoratori, in un vero braccio di ferro col padronato e col governo, una mobilitazione prolungata di lavoratori, precari, disoccupati, attorno a una piattaforma rivendicativa unificante che risponda unicamente alle loro esigenze.
Se la CGIL avviasse questa svolta potrebbe unificare attorno a sé un malcontento sociale enorme, rimotivare tante energie depresse, incidere realmente sui rapporti di forza, aprire dal basso una pagina nuova. Altrimenti la resa a Monti sarebbe una disfatta e un clamoroso tradimento.

Le sinistre sindacali facciano sbarramento da subito con una mobilitazione diffusa in tutta Italia.
Ma se la CGIL dovesse fare altre scelte dovranno essere la FIOM e l'insieme del sindacalismo di classe - come punto di riferimento di tutto il mondo del lavoro - ad assumersi le proprie responsabilità. Di fronte all’unità di tutti i poteri forti e di tutti i loro partiti, è necessario costruire la più ampia unità di lotta di tutto il mondo del lavoro e di tutte le loro organizzazioni. Il Partito Comunista dei Lavoratori è impegnato con tutte le sue forze militanti perché fin da subito si organizzi la mobilitazione in ogni luogo di lavoro, nelle scuole, nelle università - a partire dalle seppur modeste 2 ore di sciopero proclamate dalla FIOM e dai presidi con scioperi che in queste ore si sono sviluppati a Genova a Pontedera e in altre importanti realtà del paese - perché il dissenso sull’operato del governo rispetto alla trattativa in corso con le parti sociali diventi la miccia per lo sviluppo di una lotta conseguente contro il governo, i partiti che lo sostengono e il padronato!

Nessuno può salvarsi l'anima dietro la bandiera di un “dissenso” passivo.
Ognuno è chiamato ad assumersi sino in fondo le proprie responsabilità.
Ogni compromissione con l'avversario va revocata. Si rompa subito la trattativa e si respinga l’azione del governo con un vero sciopero generale di carattere prolungato.
Di fronte alla piazza del 9 marzo o si lavora a questa svolta o tutto continuerà a rotolare all'indietro col rischio di una sconfitta storica.